martedì 13 luglio 2010

fanculopubblicità

si ritorna a quinnipack. sono molestata dalla pubblicità e sono meno squilibrata di prima, quindi posso tornare senza traumi da dove sono venuta.
punto di ripristino effettuato.
ci si legge qui: http://occasionalmentegiusto.blogspot.com/
bye bye

martedì 6 luglio 2010

punto linea superficie

mi accadono cose attorno che non saprei processare senza la riacquisita capacità di fare un passo indietro e guardarle dal di fuori. è tutta una questione di prospettiva. è una questione di pieno e di vuoto, di figura e di sfondo. è pura Gestalt la vita. confondere le forme è pura disattitudine all'osservazione, una mancata predisposizione alla focalizzazione. chiudere un occhio ed alternare poi con l'altro restituisce la misura della distanza delle cose. la prospettiva è relativa. imparare a muoversi vuol dire imparare a gestire lo spazio che c'è tra un punto, una linea ed una superficie. muoversi nell'indistinto può declinare in azioni distratte con maldestri effetti butterfly. un innocente battito d'ali che causa un uragano: è possibile. è possibile come scambiare un orizzonte per un precipizio. dispetto della mente che suggerisce agli occhi deformate soluzioni.
ci vuole esercizio a dare una forma alla vita per evitare errori di sostanza.

domenica 4 luglio 2010

la meta è il viaggio

lo sguardo fisso sulla strada.
è così che va ora.
come in un viaggio di cui non si conosce la destinazione,
guardo solo la strada. quell'orizzonte che all'improvviso mi presenterà l'arrivo.
o semplicemente una nuova partenza.
fisso lo sguardo sulla strada, non penso.
quello che nel tragitto mi capita davanti entra in macchina e diventa parte del bagaglio. ogni stazione un'occasione. ogni volto un mondo. ogni parola un racconto.
cammino stordita in un viaggio cominciato senza volerlo che mi ha preso la mano e che ha cambiato destinazione nel divenire. non ho una mappa, non ho una meta. ho solo me e la necessità di trovare una strada che diventi un percorso.
non ho voglia di sapere dove andare, nonostante la paura di non arrivare.
e si cancella da sè quella strada che mi ha portato fino a qui.

giovedì 1 luglio 2010

dimmelo a parole mie

se esistono delle tacite e condivise dinamiche sull'amore è perchè qualcuno al mondo ha già amato e sofferto e si è preso la briga di scrivere canzoni apposta per dirti cosa fare quando ti dovesse capitare. gli scrittori e i poeti servono a questo. il loro lavoro è proprio quello di trasformare le emozioni in parole perchè tu possa riconoscerti e possa pensare "quant'è vero!" alla prima scontata osservazione sul sentimento più democratico del mondo. è così che funziona. loro vivono un amore e tu pure, ma loro sanno dirtelo cosa hai provato. tu sai solo sconquassartici dentro. a te, d'altronde, serve sapere che se qualcuno lo ha scritto cosa si prova per farlo è sopravvissuto al dolore, allora anche tu, forse, potrai sopravvivere. che poi vorresti scrivere anche tu come loro, che ne so come battiato o come prevert, ma anche meno. vorresti saperle dire anche tu allo stesso modo quelle saggissime banalità taumaturgiche, così magari, non avresti più un amore, però, cribbio, avresti un posto d'onore negli amori di tutti!

la vuvusela dei pensieri vuoti

in una sadica coalizione con la mia attuale catastrofica situazione sentimentale si sono trasferite nel mio tugurio una serie di volatili rumorosi e nottambuli che hanno deciso di riempire le mie già di per sé complesse ore notturne con orge chiassose. tutto avviene precisamente tra il mio orecchio ed il mio comodino. in questo modo, se avvertendo il ronzio irrispettoso io provassi a prendere l’aggeggio che saggiamente la precedente inquilina mi aveva lasciato in eredità e che avevo inizialmente scambiato per un battipanni (non si commenta la mia inattitudine agli artefatti domestici), dicevo, se io provassi a salvarmi dalla vuvusela ciociara con la minacciosa, quanto inutile, arma di difesa, scoprendo incautamente lembi di pelle, precedentemente incartati sotto un pesantissimo piumone (inopportuno in piena estate quanto carino, da calcare ancora le scene del tugurio che confida nel suo charme per dare all’ambiente un tono un po’ chic) verrei bombardata per il buffet del notturno party delle mie coinquiline estive. con tutta l’aggressività che solo una donna molto ferita in amore sa riversare su questioni assolutamente irrilevanti, con la tenacia di una crociata irrinunciabile, tornando da lavoro ho selezionato il più fornito supermercato della zona, con sguardo assassino ho chiesto al commesso di indicarmi l’area degli insetticidi e ho passato oltre venti minuti davanti uno scaffale pieno di tutte le più violente armi di distruzioni di massa per volatili sotto il millimetro. una scena raccapricciante. ogni confezione descriveva un modo diverso per uccidere questi nemici pubblici: dal soffocamento al disgusto alle scariche elettriche e che so io. i disegni aberranti di zanzare con facce peraltro simpatiche ed allucinate riprodotte nell’istante del loro incontro con la morte per asfissia non ha incrinato minimamente la mia missione di vendetta. dimentica della mia natura animalista, ho letto tutte le confezioni e selezionato quella che per 40 giorni mi avrebbe garantito violenza e salvato il sonno. non contenta, ho comprato anche una candela alla citronella che con il suo aspetto romantico avrebbe dovuto riempire di aroma l’ambiente contestualmente al piano di morte per le mie nemiche. ho inserito il veleno ed acceso la candela. sono ore che attendo la mia vendetta, ma nell’economia della sfiga cosmica da cui sono attanagliata in questo momento di compromessa autostima, il mio piano si è rivelato, per il momento, fallimentare. da sola forse capirò che avere accanto la paletta non le dissuade dal succhiarmi l’anima e ronzarmi sfacciatamente attorno senza che io riesca nemmeno ad individuarle. le sento nelle orecchie, mi compaiono le bolle come prova provata del loro fagocitarmi, ma non riesco a fare nulla. forse se non si muore per amore si muore di follia nel riversare la propria ossessione verso crociate assurde come la mia con le coinquiline. d’altronde, quelle rare occasioni in cui stasera mi sono trovata a tu per tu con una di loro non ho avuto il coraggio di ucciderla. ho pensato che dividevamo un appartamento discutibilmente affascinante, che forse anche la loro vita girava uno schifo in questo momento e che un po’ di compagnia, in questo periodo, non mi dispiaceva affatto. che forse mi avevano sentito urlare e piangere e magari il loro ronzio era la strategia concordata per non farmi ascoltare i miei pensieri. ho pensato anche che volevano solo starmi vicino e farmi distrarre. mentre pensavo questi pensieri e la faccia da viola e tesa mi diventava rosa e semicommossa, lei si è allontanata improvvisamente e senza il minimo rispetto…qualche altra stronza mi ha mozzicato!

e così stanotte si preannuncia un'altra vuvusela, quella del mio pensiero ossessivo che disturba il ronzio notturno degli insetti del tugurio di viale bonomi.

mercoledì 30 giugno 2010

l'ingestibilità della civiltà

ci vuole fortuna nella vita. quando metti la tua vita nelle mani di qualucno, devi avere fortuna.
non c'è talento, non c'è scienza che possa salvaguardarti. è solo questione di fortuna.
devi sperare che quelle mani siano forti, siano sicure, siano di un adulto. se metti la tua vita nelle mani di un bambino è molto probabile che la faccia cadere.
fortunatamente io non sono di cristallo, sono sfortunata, ma non di cristallo. chiedergli di essere cauto è stato come chiedere a un cieco di stare attento agli spigoli. impossibile per definizione. ci vuole talento a saper campare. non è suffuciente esistere, è essenziale il sapersi muovere. è evidente che a queste condizioni è impossibile mantenere un rapporto civile. impossibile pretendere civiltà da chi non sa gestire la realtà nè sa sbagliare. ci vuole tatto anche a sbagliare.
neanche una lacrima. finalmente svuotata. nauseata, ma svuotata.

ieri era 29. non era necessario ufficializzare questo "impegno" proprio di 29.

martedì 29 giugno 2010

non si muore tutte le mattine

anche oggi una bella morte apparente.
il fiato mi si è fermato per alcuni secondi, il cuore ha fatto zac. l'ho sentito. ha fatto proprio così...zac!
si è spazzato un altro pezzettino.
ma forse era l'ultimo. anzi no, il penultimo.
l'ultimissimo sarà di persona. sarà quando vedrò questra scena in 3d. quando sentirò la voce, quando sentirò l'odore di tutta questa cosa. quando vedrò che è vero. non sono pazza, lo so che lo è così. ma gli occhi tacciono se il cuore non regge. ripetutamente tornavo su quel profilo in questi mesi. volevo vedere. dovevo vedere, intrappolata nella mia coazione autolesionistica. volevo guardare in faccia la sua nuova metà.
ora è tutto più vero. parole chiare, foto chiare, ora è tutto vero.
è tutto veramente finito.
tiro quasi un sospiro di sollievo. non si può morire tutte le mattine. lui ancora non sa che vuol dire perdermi veramentre. quando scoprirà cosa significa che io sia di un altro, capirà. per dieci anni una cosa. un anno di un cordone che non riusciva a spezzarsi. pensavo che il motivo fosse il destino, ora comprendo che il motivo era solo l'incapacità di dire basta.
quando sarò di un altro capirà il male che provo. possesso mi dicono. ovviamente! rispondo. ci appartenevamo. al di là delle definizioni.
lo so che non si muore tutte le mattine. me lo ripeto tutte le mattine.
lo so che mi sveglierò un giorno e tutto sarà un ricordo.
mi dispiace che sia riuscito a sporcare tutto.
non era necessario calpestare tutto così.
ma, d'altronde, non è mai riuscito a gestirmi...nel bene e nel male.
ancora una volta, punto e a capo.