lunedì 31 maggio 2010

trovare dell'ottimismo nell'inevitabile

quanto è inutile chiudere gli occhi per non vedere il buio!
tenendoli aperti, lentamente e con pazienza, si cominciano a riconoscere gli oggetti.
non immediatamente.
ci vuole fiducia e cautela,
ma succede: si vede nel buio.

lo ha detto meglio di me

fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più

così i bambini giocano a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera


(michele mari - cento poesie d'amore a ladyhawke)

domenica 30 maggio 2010

preferisco così?

"preferisco così, che non c'è niente da fare, solo stare seduti a una porta qualunque a guardare che spiove"
a volte.
altre no. preferisco fare. preferisco il contatto contraddittorio e controverso al nulla. poi mi ricordo che non giova e che ci sto male e ci ripenso. poi penso che sto male lo stesso e ci ripenso ancora. un delirio. mi sto violentando e lo farei anche a continuare. se non trovassi così normale l'illogicità delle dinamiche forse riuscirei a mantenere per almeno 24 ore lo stesso stato. invece nulla. mi sveglio che muoio solo dalla voglia di sentirlo, arrivo a colazione che lo odio di un odio profondo e lo cancellerei dalla faccia della terra, ma a metà mattinata mi trattengo a stento dal cercare il contatto. per pranzo non voglio sapere più neanche il suo nome fino al primo caffè, quando mi manca da spezzare il fiato. al secondo caffè del pomeriggio sono contenta di non averlo più nella mia vita, per cena voglio solo sposarlo, a metà serata mi accingo a strappare ogni ricordo residuo della nostra storia, fino poi ad andare a letto piangendo perchè non posso vivere senza di lui.
io non lo so se preferisco così...

sabato 29 maggio 2010

con un cubo nella testa

chiusa in un cubo i pensieri corrono ed il tempo è relativo. oggi sono rimasta chiusa in un cubo con i miei pensieri e con il tempo dilatato. ero chiusa lì, nell'ascensore, a pensare come non perdere la calma, a respirare centellinando ossigeno e l'unico pensiero veramente vivo era chiamarlo per farmi calmare. sono certa che lo avrebbe fatto. mi avrebbe calmato e si sarebbe preoccupato. fino a qualche giorno fa l'avrei fatto. l'avrei chiamato. una scusa ottima, una complicità giustificata da anni di accudimenti. le situazioni extra-ordinarire che sospendono tutto...lo avrei fatto. fino a qualche giorno fa lo avrei chiamato. oggi no. il pensiero subito successivo alla voglia di sentirlo è stato il come mi sarei sentita dopo. vuota. reazioni note ormai. lui è il vuoto dopo. null'altro. è il dolore lancinante che mi costringe a costanti metamorfosi interiori. lui è solo il vuoto. quindi niente telefonata. mi sono aiutata da me e mi sono affidata alla voce familiare di chi mi strappa sorrisi in questi giorni complicati. sono difficili questi giorni. è così che sono: difficili. io sono stanca, ma non mollo. voglio esserci quando ne uscirò. e mi prendo le serate di straordinaria leggerezza come questa.inaspettati messaggi che mi scoprono nei pensieri di impensate menti, un invito imprevisto ad una cena nel verde. risate, tante risate. poi l'autostrada di notte e altre ore di leggerezza e parole. parole leggere, l'estate che avanza, sorrisi e persone per strada distratte dalle loro cose. persone che non possono sapere che questo è un periodo difficle. loro non possono saperlo e si distraggono e mi distraggono. notte. notte fonda e silenzio. e la casa di famiglia e le cane. notte. notte fonda e sogni.

sabato 22 maggio 2010

non mi distraete, please

tzunami

io lo so che passerà.
lo so che ripenserò a questi giorni come quelli dello tzunami che si era portato via la mia ragione. temporaneamente. sono solo in pausa. nella faida intestina tra me ed il mio mostro, ha temporaneamente lui la meglio. ma è solo un momento. datemi un momento di debolezza e poi mi riprendo la mia vita. mi riprendo la mia forza. mi riprendo la mia lucidità. datemi ancora un momento. è il mio addio. non ho avuto titoli di coda, ho bisgono di un gran finale e regalargli la mia follia mi sembra un bel gesto.
ma, infondo, lo so anch'io che passerà.

venerdì 21 maggio 2010

sesto giorno

non controllo gli sbalzi di umore
e non ho nemmeno più voglia di scrivere.
non ne ho di lavorare.
non ne ho di divertirmi
tanto meno di distrarmi.
non ho voglia di nulla.
sempre più stanca di utilizzare tutta l'energia che neanche ho più solo per restare a galla.
che merda di vita è questa?

Se mi lasci ti cancello

dimmelo tu cos'è un addio

perchè la rabbia è l'unica arma che ho per difendermi.


giovedì 20 maggio 2010

Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi)




e basta un insignificante nulla perchè stupidamente la mia mente vada oltre.

e i pensieri stupidi

tra i tanti pensieri stupidi,
uno che ritorna in questi giorni è non potergli dire del libro sulla poetessa svedese.
in questo delirio emozionale, il massimo slancio alla notizia dei vari complimenti degli accademici svedesi è stato un mezzo sorriso ed un anemico "mi fa molto piacere".
quale pena è prevista per chi ti ruba l'anima?

metastasi emotiva

ciao. mi chiamo daria e sono 5 giorni che non lo sento.
sono chiaramente in preda ad una sindrome ossessivo-compulsiva.
saperlo non mi permette di controllarla, ma di osservarmi da fuori ed occasionalmente trovarmi anche ridicola. e riderci. ma per la maggior parte del tempo, non rido. tendenzialmente non ci trovo molto di divertente. è indiscutibile che in questi cinque giorni sia passata dalla rabbia violenta, con derive omicide, alla iperdepressione vegetativa, in preda ad una schizzofrenia emotiva che mi destabilizza ancora di più della "cosa" in sè. estenuante tentativo di autocontrollo che chiaramente non controllo. so di avere una discreta resilienza ed appena ricomincerò ad occuparmi di me, forse, la metterò in atto. per il momento mi trascino nelle ore e nei giorni per aggiungere tacchette di resistenza e sentirmi un po' meno zerbino innamorato di quando - ignara delle sue cose - continuavo ad esserci per lui senza rendermi conto che non c'era lui per me. sono consapevole di molte più cose la mia mente mi racconti eppure ho una metastasi emotiva che mi impedisce di liberarmi dei miei pensieri ossessivi.
per ora non posso far altro che aspettare.
aspettiamo.

mercoledì 19 maggio 2010

maldamore

ma che malattia strana che ho! neanche un po’ di febbre, qualche decimo, un piccolo herpes, un pallore che renda visibile l’invisibile. che malattia insensata che mi è venuta! tutta nella testa che aprirla non servirebbe perché si troverebbe solo quel vuoto che ora pesa come un’emicrania. ho la passione alta, dottore. esiste una pillola? uno sciroppo? un qualcosa che me la faccia abbassare? penso tutto ed il suo contrario. odio e urlo e lo devo fare tendenzialmente tutto nella testa, perché un malato come me è malato immaginario. e ci penso e ne parlo e ci ripenso e ne riparlo e se non ne parlo ci penso e se non ci penso non è vero perché penso che non ci sto pensando. quindi mento. e ci son passati tutti. e se ne esce sempre. e dopo ne riderò. e chissà perché proprio non vedo che non è la persona giusta per me. e chissà quante storie potrei avere. e quanto sono fascinosamente indipendente. e comincio a dirmele anche da me queste cose. ho imparato, giuro. perché io ascolto quando me lo dicono. perfino quando mi dicono la mia preferita: NON PENSARCI. aaaaah, ecco qual è il problema! è che io ci penso, invece non dovrei farlo! tutto qui. ora non ci penso e passa. guarisco. damblè. non ci penso e risolvo. meno male che c’è una soluzione. ed io che mi vedevo già nei prossimi tre secoli a piangere segretamente - ma non troppo - la mia malattia inesistente. perché quando hai la febbre da piccola ti dicono che diventi più alta. ed è un bel vantaggio perdere la scuola, stare nel lettone a guardare la tv e guadagnarci pure qualche centimetro. ora mi dicono che mi cresce l’autostima dopo questa malattia qui. che sarò più forte. ma io che dopo tutte quelle febbri sono rimasta alta un metro e poco più, non sono proprio proprio convinta di volerli i bonus post-sofferenza. sinceramente (e spero che le femministe dell’ultima ora non si offendano) io ne farei a meno di un po’ di forza o di autostima se potessi evitarmi le atroci sofferenze nel mezzo. che malattia stupida questa malattia che si è portata via anche le mie parole! infinita e frustrante rabbia per chi mi ha infettato, quel sanissimo errore dell’universo, che gode di sana e robusta costituzione. ogni suo singolo minuto di esistenza è un dispetto a me, è ossigeno rubato al mio cervello ossessionato e io non lo tollero che sia riuscito a farsi odiare quanto non avrei mai voluto. immensamente insulso disadattato emotivo, avresti dovuto ‘usarci’ con più cautela!

ricomincio dal presente

la pazienza non è la mia virtù
ma non avendo alternative è la mia necessità.
è così che scrivo per passare il tempo prima che arrivi il mio tempo, guardando la fine di una storia conclusasi senza titoli di coda.