mercoledì 19 maggio 2010

maldamore

ma che malattia strana che ho! neanche un po’ di febbre, qualche decimo, un piccolo herpes, un pallore che renda visibile l’invisibile. che malattia insensata che mi è venuta! tutta nella testa che aprirla non servirebbe perché si troverebbe solo quel vuoto che ora pesa come un’emicrania. ho la passione alta, dottore. esiste una pillola? uno sciroppo? un qualcosa che me la faccia abbassare? penso tutto ed il suo contrario. odio e urlo e lo devo fare tendenzialmente tutto nella testa, perché un malato come me è malato immaginario. e ci penso e ne parlo e ci ripenso e ne riparlo e se non ne parlo ci penso e se non ci penso non è vero perché penso che non ci sto pensando. quindi mento. e ci son passati tutti. e se ne esce sempre. e dopo ne riderò. e chissà perché proprio non vedo che non è la persona giusta per me. e chissà quante storie potrei avere. e quanto sono fascinosamente indipendente. e comincio a dirmele anche da me queste cose. ho imparato, giuro. perché io ascolto quando me lo dicono. perfino quando mi dicono la mia preferita: NON PENSARCI. aaaaah, ecco qual è il problema! è che io ci penso, invece non dovrei farlo! tutto qui. ora non ci penso e passa. guarisco. damblè. non ci penso e risolvo. meno male che c’è una soluzione. ed io che mi vedevo già nei prossimi tre secoli a piangere segretamente - ma non troppo - la mia malattia inesistente. perché quando hai la febbre da piccola ti dicono che diventi più alta. ed è un bel vantaggio perdere la scuola, stare nel lettone a guardare la tv e guadagnarci pure qualche centimetro. ora mi dicono che mi cresce l’autostima dopo questa malattia qui. che sarò più forte. ma io che dopo tutte quelle febbri sono rimasta alta un metro e poco più, non sono proprio proprio convinta di volerli i bonus post-sofferenza. sinceramente (e spero che le femministe dell’ultima ora non si offendano) io ne farei a meno di un po’ di forza o di autostima se potessi evitarmi le atroci sofferenze nel mezzo. che malattia stupida questa malattia che si è portata via anche le mie parole! infinita e frustrante rabbia per chi mi ha infettato, quel sanissimo errore dell’universo, che gode di sana e robusta costituzione. ogni suo singolo minuto di esistenza è un dispetto a me, è ossigeno rubato al mio cervello ossessionato e io non lo tollero che sia riuscito a farsi odiare quanto non avrei mai voluto. immensamente insulso disadattato emotivo, avresti dovuto ‘usarci’ con più cautela!

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