martedì 13 luglio 2010

fanculopubblicità

si ritorna a quinnipack. sono molestata dalla pubblicità e sono meno squilibrata di prima, quindi posso tornare senza traumi da dove sono venuta.
punto di ripristino effettuato.
ci si legge qui: http://occasionalmentegiusto.blogspot.com/
bye bye

martedì 6 luglio 2010

punto linea superficie

mi accadono cose attorno che non saprei processare senza la riacquisita capacità di fare un passo indietro e guardarle dal di fuori. è tutta una questione di prospettiva. è una questione di pieno e di vuoto, di figura e di sfondo. è pura Gestalt la vita. confondere le forme è pura disattitudine all'osservazione, una mancata predisposizione alla focalizzazione. chiudere un occhio ed alternare poi con l'altro restituisce la misura della distanza delle cose. la prospettiva è relativa. imparare a muoversi vuol dire imparare a gestire lo spazio che c'è tra un punto, una linea ed una superficie. muoversi nell'indistinto può declinare in azioni distratte con maldestri effetti butterfly. un innocente battito d'ali che causa un uragano: è possibile. è possibile come scambiare un orizzonte per un precipizio. dispetto della mente che suggerisce agli occhi deformate soluzioni.
ci vuole esercizio a dare una forma alla vita per evitare errori di sostanza.

domenica 4 luglio 2010

la meta è il viaggio

lo sguardo fisso sulla strada.
è così che va ora.
come in un viaggio di cui non si conosce la destinazione,
guardo solo la strada. quell'orizzonte che all'improvviso mi presenterà l'arrivo.
o semplicemente una nuova partenza.
fisso lo sguardo sulla strada, non penso.
quello che nel tragitto mi capita davanti entra in macchina e diventa parte del bagaglio. ogni stazione un'occasione. ogni volto un mondo. ogni parola un racconto.
cammino stordita in un viaggio cominciato senza volerlo che mi ha preso la mano e che ha cambiato destinazione nel divenire. non ho una mappa, non ho una meta. ho solo me e la necessità di trovare una strada che diventi un percorso.
non ho voglia di sapere dove andare, nonostante la paura di non arrivare.
e si cancella da sè quella strada che mi ha portato fino a qui.

giovedì 1 luglio 2010

dimmelo a parole mie

se esistono delle tacite e condivise dinamiche sull'amore è perchè qualcuno al mondo ha già amato e sofferto e si è preso la briga di scrivere canzoni apposta per dirti cosa fare quando ti dovesse capitare. gli scrittori e i poeti servono a questo. il loro lavoro è proprio quello di trasformare le emozioni in parole perchè tu possa riconoscerti e possa pensare "quant'è vero!" alla prima scontata osservazione sul sentimento più democratico del mondo. è così che funziona. loro vivono un amore e tu pure, ma loro sanno dirtelo cosa hai provato. tu sai solo sconquassartici dentro. a te, d'altronde, serve sapere che se qualcuno lo ha scritto cosa si prova per farlo è sopravvissuto al dolore, allora anche tu, forse, potrai sopravvivere. che poi vorresti scrivere anche tu come loro, che ne so come battiato o come prevert, ma anche meno. vorresti saperle dire anche tu allo stesso modo quelle saggissime banalità taumaturgiche, così magari, non avresti più un amore, però, cribbio, avresti un posto d'onore negli amori di tutti!

la vuvusela dei pensieri vuoti

in una sadica coalizione con la mia attuale catastrofica situazione sentimentale si sono trasferite nel mio tugurio una serie di volatili rumorosi e nottambuli che hanno deciso di riempire le mie già di per sé complesse ore notturne con orge chiassose. tutto avviene precisamente tra il mio orecchio ed il mio comodino. in questo modo, se avvertendo il ronzio irrispettoso io provassi a prendere l’aggeggio che saggiamente la precedente inquilina mi aveva lasciato in eredità e che avevo inizialmente scambiato per un battipanni (non si commenta la mia inattitudine agli artefatti domestici), dicevo, se io provassi a salvarmi dalla vuvusela ciociara con la minacciosa, quanto inutile, arma di difesa, scoprendo incautamente lembi di pelle, precedentemente incartati sotto un pesantissimo piumone (inopportuno in piena estate quanto carino, da calcare ancora le scene del tugurio che confida nel suo charme per dare all’ambiente un tono un po’ chic) verrei bombardata per il buffet del notturno party delle mie coinquiline estive. con tutta l’aggressività che solo una donna molto ferita in amore sa riversare su questioni assolutamente irrilevanti, con la tenacia di una crociata irrinunciabile, tornando da lavoro ho selezionato il più fornito supermercato della zona, con sguardo assassino ho chiesto al commesso di indicarmi l’area degli insetticidi e ho passato oltre venti minuti davanti uno scaffale pieno di tutte le più violente armi di distruzioni di massa per volatili sotto il millimetro. una scena raccapricciante. ogni confezione descriveva un modo diverso per uccidere questi nemici pubblici: dal soffocamento al disgusto alle scariche elettriche e che so io. i disegni aberranti di zanzare con facce peraltro simpatiche ed allucinate riprodotte nell’istante del loro incontro con la morte per asfissia non ha incrinato minimamente la mia missione di vendetta. dimentica della mia natura animalista, ho letto tutte le confezioni e selezionato quella che per 40 giorni mi avrebbe garantito violenza e salvato il sonno. non contenta, ho comprato anche una candela alla citronella che con il suo aspetto romantico avrebbe dovuto riempire di aroma l’ambiente contestualmente al piano di morte per le mie nemiche. ho inserito il veleno ed acceso la candela. sono ore che attendo la mia vendetta, ma nell’economia della sfiga cosmica da cui sono attanagliata in questo momento di compromessa autostima, il mio piano si è rivelato, per il momento, fallimentare. da sola forse capirò che avere accanto la paletta non le dissuade dal succhiarmi l’anima e ronzarmi sfacciatamente attorno senza che io riesca nemmeno ad individuarle. le sento nelle orecchie, mi compaiono le bolle come prova provata del loro fagocitarmi, ma non riesco a fare nulla. forse se non si muore per amore si muore di follia nel riversare la propria ossessione verso crociate assurde come la mia con le coinquiline. d’altronde, quelle rare occasioni in cui stasera mi sono trovata a tu per tu con una di loro non ho avuto il coraggio di ucciderla. ho pensato che dividevamo un appartamento discutibilmente affascinante, che forse anche la loro vita girava uno schifo in questo momento e che un po’ di compagnia, in questo periodo, non mi dispiaceva affatto. che forse mi avevano sentito urlare e piangere e magari il loro ronzio era la strategia concordata per non farmi ascoltare i miei pensieri. ho pensato anche che volevano solo starmi vicino e farmi distrarre. mentre pensavo questi pensieri e la faccia da viola e tesa mi diventava rosa e semicommossa, lei si è allontanata improvvisamente e senza il minimo rispetto…qualche altra stronza mi ha mozzicato!

e così stanotte si preannuncia un'altra vuvusela, quella del mio pensiero ossessivo che disturba il ronzio notturno degli insetti del tugurio di viale bonomi.

mercoledì 30 giugno 2010

l'ingestibilità della civiltà

ci vuole fortuna nella vita. quando metti la tua vita nelle mani di qualucno, devi avere fortuna.
non c'è talento, non c'è scienza che possa salvaguardarti. è solo questione di fortuna.
devi sperare che quelle mani siano forti, siano sicure, siano di un adulto. se metti la tua vita nelle mani di un bambino è molto probabile che la faccia cadere.
fortunatamente io non sono di cristallo, sono sfortunata, ma non di cristallo. chiedergli di essere cauto è stato come chiedere a un cieco di stare attento agli spigoli. impossibile per definizione. ci vuole talento a saper campare. non è suffuciente esistere, è essenziale il sapersi muovere. è evidente che a queste condizioni è impossibile mantenere un rapporto civile. impossibile pretendere civiltà da chi non sa gestire la realtà nè sa sbagliare. ci vuole tatto anche a sbagliare.
neanche una lacrima. finalmente svuotata. nauseata, ma svuotata.

ieri era 29. non era necessario ufficializzare questo "impegno" proprio di 29.

martedì 29 giugno 2010

non si muore tutte le mattine

anche oggi una bella morte apparente.
il fiato mi si è fermato per alcuni secondi, il cuore ha fatto zac. l'ho sentito. ha fatto proprio così...zac!
si è spazzato un altro pezzettino.
ma forse era l'ultimo. anzi no, il penultimo.
l'ultimissimo sarà di persona. sarà quando vedrò questra scena in 3d. quando sentirò la voce, quando sentirò l'odore di tutta questa cosa. quando vedrò che è vero. non sono pazza, lo so che lo è così. ma gli occhi tacciono se il cuore non regge. ripetutamente tornavo su quel profilo in questi mesi. volevo vedere. dovevo vedere, intrappolata nella mia coazione autolesionistica. volevo guardare in faccia la sua nuova metà.
ora è tutto più vero. parole chiare, foto chiare, ora è tutto vero.
è tutto veramente finito.
tiro quasi un sospiro di sollievo. non si può morire tutte le mattine. lui ancora non sa che vuol dire perdermi veramentre. quando scoprirà cosa significa che io sia di un altro, capirà. per dieci anni una cosa. un anno di un cordone che non riusciva a spezzarsi. pensavo che il motivo fosse il destino, ora comprendo che il motivo era solo l'incapacità di dire basta.
quando sarò di un altro capirà il male che provo. possesso mi dicono. ovviamente! rispondo. ci appartenevamo. al di là delle definizioni.
lo so che non si muore tutte le mattine. me lo ripeto tutte le mattine.
lo so che mi sveglierò un giorno e tutto sarà un ricordo.
mi dispiace che sia riuscito a sporcare tutto.
non era necessario calpestare tutto così.
ma, d'altronde, non è mai riuscito a gestirmi...nel bene e nel male.
ancora una volta, punto e a capo.

inciampando in vecchi pensieri di pensieri che non mi pensano più

Solo quando mangi un limone apprezzi davvero lo zucchero.
La vita è un paradosso, ma lo è davvero? Le contraddizioni dentro e fuori di noi sono davvero una forma di dissonanza o solo un altro modo di chiamare l’armonia in un linguaggio ancora scoprire, un linguaggio ancora da imparare, un linguaggio di cui siamo stati privati,
Viviamo in un mondo sbagliato, ma non deve essere per forza così. Puoi essere un accademico ed arrivare a questa conclusione leggendo libri o puoi avere questa illuminazione ribelle svegliandoti nel tuo vomito.
In un modo o nell’altro non puoi perdere, senza inferno non c’è paradiso, senza buio non c’è luce.

A.K. (Eugene Hutz; Sacro e Profano)

lunedì 28 giugno 2010

vocabodaria

superarsi: sperare di essere sopra le proprie stesse aspettative.
aspettarsi: orientarsi nell'attesa proattiva di essere quello che si vuole diventare.
diventarsi: individuare un diverso atteggiamento dell'essere
essere: stare in sè, definitamente in tutte le versioni possibili.

domenica 27 giugno 2010

paralipomeni di una ripresa

Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)

Sei diventato una persona così colta e raffinata che non ti sorprendi più di niente? Trai le tue conclusioni da ogni nuova esperienza confrontandola con il tuo passato? Spero di no. Mi auguro che tu sia pronto a diventare un esploratore dagli occhi aperti, le braccia spalancate e il cuore indomito. Spero che inviterai la vita a sbalordirti. Nei prossimi giorni, l’atteggiamento migliore da assumere è quello di una vergine che prevede un futuro interessante. Se ti libererai di tutte le aspettative superate e le complicazioni irrilevanti, ti pioveranno addosso più benedizioni di quante tu ne possa immaginare.

ecco cosa scrive l'oroscopo dell'internazionale. non ci ha mai preso, ma stavolta gli credo perchè la vita riesce ad essere più creativa di me. il peggio veniva dall'intolleranza all'ambiguità. senza ambiguità non c'è intolleranza, c'è ricostruire e quello mi riesce bene. niente sospesi, niente attese, niente fraintendimenti. le definizioni portano con sè conseguenti definizioni. nella flessibilità ed imponderabilità di quello che accade possiamo con un certo margine di autonomia decidere cosa far accadere. ora accade che il passato è stato restituito al passato. così il futuro può finalmente agirsi ed agirmi nella vita portandomi quello che realmente voglio. che non è qualcuno ma qualcosa che mi stia veramente bene addosso. che mi calzi a pennello senza necessitare di sartoria. quello che voglio è me all'ennessima potenza e qualcuno che ci si adatti per come è senza di me. e non per consunzione. non si insegue qualcosa che ti sa dietro, ma solo che ti sta avanti. il passato sta dietro ed ora mi è chiaro quanto sia infinitamente sciocco inseguirlo, soprattutto se aveva già dimostrato di non stare al passo con il futuro.



venerdì 25 giugno 2010

va bene così.

va bene così. rinnegando dante, alzo le braccia.
sono stata pigmalione e sono stata galatea. splendida occasione di provarmi in intensità.
mi piaccio un po' di più oggi e va bene tutto.
mi sono divertita ad essere anche quest'altra me.
a dargli tutto quello che potevo essere.
avevo sempre la risposta giusta, ora ho sempre la domanda sbagliata.
e mi vien da ridere.
sono umana, troppo umana.
ho troppo lavoro ho troppe responsabilità ho troppi pensieri ho troppo amore ho troppa indipendenza ho troppo. e non voglio un dito in meno.
ma resto umana, troppo umana, da piangere quando non ce la faccio più.
per svegliarmi poi con un sorriso
e farcela lo stesso.

martedì 22 giugno 2010

troppo rumore per nulla

rumore.
tanto rumore nella testa per un nulla che da dentro sembrava un gigante. temo fosse solo l'ombra nella grotta. maledetta mente mia, di nuovo vuota.
ho commesso di nuovo l'errore di orfeo e ne pago le conseguenze.
un passo avanti e mille indietro. sono esausta.

domenica 20 giugno 2010

col fiato sospeso

ci sono momenti in cui si può solo trattenere il fiato,
chiudere gli occhi e crederci.
credere che tutto andrà come deve andare.
come quando poco prima di soffiare sulle candeline, esprimi il tuo desierio.
devi crederci che tutto andrà bene perchè vada tutto bene.

"il vincitore a volte è un sognatore che non ha mai smesso di crederci" (j.morrison)

sabato 5 giugno 2010

fragili equilibri

scrivo e cancello. scrivo e cancello.
i pensieri si affollano confusi, non ne ho uno mio. li ho tutti. tutti ed il loro contrario. penso a quello che sento in questo momento. poco oltre una gran confusione ed il mal di testa offerto dal vino che perde il suo effetto offuscante. ho pensieri. ho tanti pensieri. sono senza pelle e mi tocca tutto molto in questo periodo, ma vedo con estrema lucidità il valore di ogni cosa che accade. di questi travagliati mesi - quando passeranno - resterà la sensazione forte di uno stato di costante alterazione emotiva. resterà la rete che ho senza la quale mi sarei rotta la testa. l'esserci dei miei angeli custodi mi ha permesso di sentirmi forte anche quando sono stata e sono lontana dall'esserlo realmente. notte lunga. lunga notte che, come tutte le altre, passerà.

giovedì 3 giugno 2010

la latenza

la latenza è servita.
la vedo me che mi guarda sconvolta e mi riporta alla ragione.
le sono piaciuta, si è divertita ed ora si è ripresa il controllo.
cautamente - so bene che cammino sulle mine - ma la vedo.
mi vedo lì ad aspettarmi ridendo.
e rido pure nel frattempo, mentre arrivo a me.
e ora ci voglio essere solo io,
io ed il mio piccolo beauty case da geisha che tanto mi dona.

lunedì 31 maggio 2010

trovare dell'ottimismo nell'inevitabile

quanto è inutile chiudere gli occhi per non vedere il buio!
tenendoli aperti, lentamente e con pazienza, si cominciano a riconoscere gli oggetti.
non immediatamente.
ci vuole fiducia e cautela,
ma succede: si vede nel buio.

lo ha detto meglio di me

fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più

così i bambini giocano a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera


(michele mari - cento poesie d'amore a ladyhawke)

domenica 30 maggio 2010

preferisco così?

"preferisco così, che non c'è niente da fare, solo stare seduti a una porta qualunque a guardare che spiove"
a volte.
altre no. preferisco fare. preferisco il contatto contraddittorio e controverso al nulla. poi mi ricordo che non giova e che ci sto male e ci ripenso. poi penso che sto male lo stesso e ci ripenso ancora. un delirio. mi sto violentando e lo farei anche a continuare. se non trovassi così normale l'illogicità delle dinamiche forse riuscirei a mantenere per almeno 24 ore lo stesso stato. invece nulla. mi sveglio che muoio solo dalla voglia di sentirlo, arrivo a colazione che lo odio di un odio profondo e lo cancellerei dalla faccia della terra, ma a metà mattinata mi trattengo a stento dal cercare il contatto. per pranzo non voglio sapere più neanche il suo nome fino al primo caffè, quando mi manca da spezzare il fiato. al secondo caffè del pomeriggio sono contenta di non averlo più nella mia vita, per cena voglio solo sposarlo, a metà serata mi accingo a strappare ogni ricordo residuo della nostra storia, fino poi ad andare a letto piangendo perchè non posso vivere senza di lui.
io non lo so se preferisco così...

sabato 29 maggio 2010

con un cubo nella testa

chiusa in un cubo i pensieri corrono ed il tempo è relativo. oggi sono rimasta chiusa in un cubo con i miei pensieri e con il tempo dilatato. ero chiusa lì, nell'ascensore, a pensare come non perdere la calma, a respirare centellinando ossigeno e l'unico pensiero veramente vivo era chiamarlo per farmi calmare. sono certa che lo avrebbe fatto. mi avrebbe calmato e si sarebbe preoccupato. fino a qualche giorno fa l'avrei fatto. l'avrei chiamato. una scusa ottima, una complicità giustificata da anni di accudimenti. le situazioni extra-ordinarire che sospendono tutto...lo avrei fatto. fino a qualche giorno fa lo avrei chiamato. oggi no. il pensiero subito successivo alla voglia di sentirlo è stato il come mi sarei sentita dopo. vuota. reazioni note ormai. lui è il vuoto dopo. null'altro. è il dolore lancinante che mi costringe a costanti metamorfosi interiori. lui è solo il vuoto. quindi niente telefonata. mi sono aiutata da me e mi sono affidata alla voce familiare di chi mi strappa sorrisi in questi giorni complicati. sono difficili questi giorni. è così che sono: difficili. io sono stanca, ma non mollo. voglio esserci quando ne uscirò. e mi prendo le serate di straordinaria leggerezza come questa.inaspettati messaggi che mi scoprono nei pensieri di impensate menti, un invito imprevisto ad una cena nel verde. risate, tante risate. poi l'autostrada di notte e altre ore di leggerezza e parole. parole leggere, l'estate che avanza, sorrisi e persone per strada distratte dalle loro cose. persone che non possono sapere che questo è un periodo difficle. loro non possono saperlo e si distraggono e mi distraggono. notte. notte fonda e silenzio. e la casa di famiglia e le cane. notte. notte fonda e sogni.

sabato 22 maggio 2010

non mi distraete, please

tzunami

io lo so che passerà.
lo so che ripenserò a questi giorni come quelli dello tzunami che si era portato via la mia ragione. temporaneamente. sono solo in pausa. nella faida intestina tra me ed il mio mostro, ha temporaneamente lui la meglio. ma è solo un momento. datemi un momento di debolezza e poi mi riprendo la mia vita. mi riprendo la mia forza. mi riprendo la mia lucidità. datemi ancora un momento. è il mio addio. non ho avuto titoli di coda, ho bisgono di un gran finale e regalargli la mia follia mi sembra un bel gesto.
ma, infondo, lo so anch'io che passerà.

venerdì 21 maggio 2010

sesto giorno

non controllo gli sbalzi di umore
e non ho nemmeno più voglia di scrivere.
non ne ho di lavorare.
non ne ho di divertirmi
tanto meno di distrarmi.
non ho voglia di nulla.
sempre più stanca di utilizzare tutta l'energia che neanche ho più solo per restare a galla.
che merda di vita è questa?

Se mi lasci ti cancello

dimmelo tu cos'è un addio

perchè la rabbia è l'unica arma che ho per difendermi.


giovedì 20 maggio 2010

Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi)




e basta un insignificante nulla perchè stupidamente la mia mente vada oltre.

e i pensieri stupidi

tra i tanti pensieri stupidi,
uno che ritorna in questi giorni è non potergli dire del libro sulla poetessa svedese.
in questo delirio emozionale, il massimo slancio alla notizia dei vari complimenti degli accademici svedesi è stato un mezzo sorriso ed un anemico "mi fa molto piacere".
quale pena è prevista per chi ti ruba l'anima?

metastasi emotiva

ciao. mi chiamo daria e sono 5 giorni che non lo sento.
sono chiaramente in preda ad una sindrome ossessivo-compulsiva.
saperlo non mi permette di controllarla, ma di osservarmi da fuori ed occasionalmente trovarmi anche ridicola. e riderci. ma per la maggior parte del tempo, non rido. tendenzialmente non ci trovo molto di divertente. è indiscutibile che in questi cinque giorni sia passata dalla rabbia violenta, con derive omicide, alla iperdepressione vegetativa, in preda ad una schizzofrenia emotiva che mi destabilizza ancora di più della "cosa" in sè. estenuante tentativo di autocontrollo che chiaramente non controllo. so di avere una discreta resilienza ed appena ricomincerò ad occuparmi di me, forse, la metterò in atto. per il momento mi trascino nelle ore e nei giorni per aggiungere tacchette di resistenza e sentirmi un po' meno zerbino innamorato di quando - ignara delle sue cose - continuavo ad esserci per lui senza rendermi conto che non c'era lui per me. sono consapevole di molte più cose la mia mente mi racconti eppure ho una metastasi emotiva che mi impedisce di liberarmi dei miei pensieri ossessivi.
per ora non posso far altro che aspettare.
aspettiamo.

mercoledì 19 maggio 2010

maldamore

ma che malattia strana che ho! neanche un po’ di febbre, qualche decimo, un piccolo herpes, un pallore che renda visibile l’invisibile. che malattia insensata che mi è venuta! tutta nella testa che aprirla non servirebbe perché si troverebbe solo quel vuoto che ora pesa come un’emicrania. ho la passione alta, dottore. esiste una pillola? uno sciroppo? un qualcosa che me la faccia abbassare? penso tutto ed il suo contrario. odio e urlo e lo devo fare tendenzialmente tutto nella testa, perché un malato come me è malato immaginario. e ci penso e ne parlo e ci ripenso e ne riparlo e se non ne parlo ci penso e se non ci penso non è vero perché penso che non ci sto pensando. quindi mento. e ci son passati tutti. e se ne esce sempre. e dopo ne riderò. e chissà perché proprio non vedo che non è la persona giusta per me. e chissà quante storie potrei avere. e quanto sono fascinosamente indipendente. e comincio a dirmele anche da me queste cose. ho imparato, giuro. perché io ascolto quando me lo dicono. perfino quando mi dicono la mia preferita: NON PENSARCI. aaaaah, ecco qual è il problema! è che io ci penso, invece non dovrei farlo! tutto qui. ora non ci penso e passa. guarisco. damblè. non ci penso e risolvo. meno male che c’è una soluzione. ed io che mi vedevo già nei prossimi tre secoli a piangere segretamente - ma non troppo - la mia malattia inesistente. perché quando hai la febbre da piccola ti dicono che diventi più alta. ed è un bel vantaggio perdere la scuola, stare nel lettone a guardare la tv e guadagnarci pure qualche centimetro. ora mi dicono che mi cresce l’autostima dopo questa malattia qui. che sarò più forte. ma io che dopo tutte quelle febbri sono rimasta alta un metro e poco più, non sono proprio proprio convinta di volerli i bonus post-sofferenza. sinceramente (e spero che le femministe dell’ultima ora non si offendano) io ne farei a meno di un po’ di forza o di autostima se potessi evitarmi le atroci sofferenze nel mezzo. che malattia stupida questa malattia che si è portata via anche le mie parole! infinita e frustrante rabbia per chi mi ha infettato, quel sanissimo errore dell’universo, che gode di sana e robusta costituzione. ogni suo singolo minuto di esistenza è un dispetto a me, è ossigeno rubato al mio cervello ossessionato e io non lo tollero che sia riuscito a farsi odiare quanto non avrei mai voluto. immensamente insulso disadattato emotivo, avresti dovuto ‘usarci’ con più cautela!

ricomincio dal presente

la pazienza non è la mia virtù
ma non avendo alternative è la mia necessità.
è così che scrivo per passare il tempo prima che arrivi il mio tempo, guardando la fine di una storia conclusasi senza titoli di coda.