sabato 29 maggio 2010
con un cubo nella testa
chiusa in un cubo i pensieri corrono ed il tempo è relativo. oggi sono rimasta chiusa in un cubo con i miei pensieri e con il tempo dilatato. ero chiusa lì, nell'ascensore, a pensare come non perdere la calma, a respirare centellinando ossigeno e l'unico pensiero veramente vivo era chiamarlo per farmi calmare. sono certa che lo avrebbe fatto. mi avrebbe calmato e si sarebbe preoccupato. fino a qualche giorno fa l'avrei fatto. l'avrei chiamato. una scusa ottima, una complicità giustificata da anni di accudimenti. le situazioni extra-ordinarire che sospendono tutto...lo avrei fatto. fino a qualche giorno fa lo avrei chiamato. oggi no. il pensiero subito successivo alla voglia di sentirlo è stato il come mi sarei sentita dopo. vuota. reazioni note ormai. lui è il vuoto dopo. null'altro. è il dolore lancinante che mi costringe a costanti metamorfosi interiori. lui è solo il vuoto. quindi niente telefonata. mi sono aiutata da me e mi sono affidata alla voce familiare di chi mi strappa sorrisi in questi giorni complicati. sono difficili questi giorni. è così che sono: difficili. io sono stanca, ma non mollo. voglio esserci quando ne uscirò. e mi prendo le serate di straordinaria leggerezza come questa.inaspettati messaggi che mi scoprono nei pensieri di impensate menti, un invito imprevisto ad una cena nel verde. risate, tante risate. poi l'autostrada di notte e altre ore di leggerezza e parole. parole leggere, l'estate che avanza, sorrisi e persone per strada distratte dalle loro cose. persone che non possono sapere che questo è un periodo difficle. loro non possono saperlo e si distraggono e mi distraggono. notte. notte fonda e silenzio. e la casa di famiglia e le cane. notte. notte fonda e sogni.
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